Chi Siamo
BrailleFly è nata da una domanda semplice, ma difficile da ignorare: com’è possibile che ancora oggi la tecnologia non sia davvero accessibile a tutti?
Da lì è iniziato un percorso fatto di intuizioni, studio, errori, confronti, cambi di direzione e tante persone incontrate lungo la strada. Non ci piace raccontarci come quelli che “avevano già capito tutto”. Al contrario: siamo un gruppo di persone che sta imparando facendo, ascoltando e rimettendo spesso in discussione le proprie idee.
Oggi continuiamo a costruire BrailleFly con lo stesso spirito con cui è iniziata: entusiasmo, senso critico e la convinzione che l’innovazione abbia valore solo se riesce a non lasciare indietro nessuno.
Founder & Vision
Stefano Stradiotti
Ingegnere dell’automazione ed ex ricercatore
Da una sua intuizione è nato tutto. Tiene insieme visione, direzione e quella testardaggine necessaria per trasformare un problema reale in qualcosa di utile davvero.
“Le idee contano solo quando iniziano ad aiutare qualcuno.”
Founder & AI
Iacopo Curti
Ingegnere dell’automazione e dottorando in Computer Vision
C’è fin dall’inizio, e nel team porta solidità tecnica, spirito critico e la capacità di rimettere ordine anche quando le strade possibili sembrano troppe.
“Un progetto cresce quando impari a metterlo in discussione.”
AI & Computer Vision
Stefano Mazzocchetti
Ingegnere dell’automazione e dottorando in Computer Vision
Ricerca, precisione e attenzione ai dettagli. Unisce competenze in intelligenza artificiale e visione artificiale a un approccio molto concreto ai problemi complessi.
“La tecnologia migliore fa la differenza senza mettersi al centro.”
People & Community
Fabio Serafini
HR Recruiter, Judoka ed esperto di accessibilità
Non vedente, master di giochi di ruolo e grande appassionato di escursioni. Porta nel team energia e un punto di vista sull’accessibilità che non è solo teorico, ma vissuto.
“La vera inclusione comincia quando qualcuno smette di sentirsi fuori posto.”
Research & Mechanics
Gregorio Pisaneschi
Ingegnere meccanico e professore in UniBO
Fa ricerca e insegna all’Università di Bologna, fornisce al team metodo, esperienza e una visione della ricerca sempre legata all’impatto sulle persone.
“Innovare ha senso solo se aumenta davvero le possibilità di qualcuno.”
La nostra Storia
Quando un problema ti accende.
L’idea di BrailleFly è nata di notte. Scoperta la tecnologia piezoelettrica nella tesi triennale e le sue applicazioni nelle barre braille, Stefano si è chiesto perché questi strumenti restassero così poco accessibili. Il primo tentativo — una barra braille elettromagnetica — non ha funzionato, ma ci ha dato qualcosa di più importante: un problema reale da affrontare.
Dalle idee al primo lavoro concreto.
L’esame di Laboratorio di Business Plan all’Università di Bologna è stato il momento in cui l’idea ha dovuto smettere di essere solo interessante. Con Iacopo abbiamo costruito un business plan realistico, studiato il mercato e capito per la prima volta che innovare non significa solo immaginare qualcosa di nuovo, ma capire se può reggere nella realtà.
La tesi che ha messo alla prova l’idea.
La tesi magistrale di Stefano ha portato il progetto dalla direzione alla fattibilità. È nata una prima soluzione concreta per rendere più accessibile una tecnologia costosa — non il punto di arrivo, ma una base su cui lavorare con maggiore consapevolezza.
Uscire dall’Università e incontrare il mondo.
Nel marzo 2023, spinti anche dal professor Pisaneschi, abbiamo candidato il progetto — allora si chiamava Firefly — allo Startup Day dell’Università di Bologna. Poi il terzo posto al Dyson Award Italia e, a settembre, la vittoria allo Startup Day davanti a ospiti esterni. Più che i risultati, è stato fondamentale iniziare a vedere il progetto con gli occhi degli altri.
Il Valore di chi ti aiuta a smontare i piani.
Dallo Startup Day a Palazzo Re Enzo è nata la candidatura al Tech Innovation Program di Fondazione Golinelli, per poi essere selezionati nella verticale travel tech and smart mobility. Quel percorso ci ha obbligati a guardare il problema davvero attraverso gli occhi di chi non vede, fino a capire, con rammarico, che la nostra soluzione iniziale non era più al passo con i bisogni reali. Crescere significa rivalutare le proprie convinzioni.
La prima corsa insieme.
A DigithON 2024 abbiamo presentato la nostra nuova idea di smart glasses inclusivi per persone non vedenti. Terzo posto, ma la parte più importante è stata il televoto: vedere quante persone ci supportavano da casa ci ha fatto capire che la forza di un progetto non sta solo in chi lo costruisce, ma anche in chi sceglie di crederci.
Il primo riconoscimento che ha aperto nuove strade
A DigithON abbiamo vinto anche il premio GoBeyond powered by Sisal: 1.000 euro e accesso diretto tra i finalisti del percorso GoBeyond. Più che il premio in sé, è stato il network che ne è seguito a cambiare la traiettoria: abbiamo conosciuto i professori Paolo Landoni e Stefano Pisu del Politecnico di Torino e il mondo di Social Innovation Teams, che ci ha aiutati a leggere il progetto anche dal punto di vista strategico ed economico.
Innovare divertendosi.
All’hackathon di lablab.ai sponsorizzato da Meta abbiamo testato tecnologie AI applicate ai nostri smart glasses, cercando di mostrare che l’intelligenza artificiale può essere usata in modo etico, concreto e davvero utile per l’autonomia delle persone. E sì, ci siamo anche divertiti — perché quando c’è curiosità e libertà di provare, innovare è anche divertimento.
L’importanza della contaminazione.
A Bologna, durante un evento di HiFounders, abbiamo incontrato Luca Giuman e scoperto MITdesignX Venice. Un approccio diverso: più pratico, più aperto, fondato sul confronto reale con persone da background lontani dal nostro. La lezione più importante: non esiste sempre una sola strada giusta, e maturare significa anche imparare a scegliere la propria senza smettere di ascoltare quelle degli altri.
Fare i conti con la realtà.
MITdesignX Venice ci ha chiesto lucidità. Nei primi due anni siamo stati ambiziosi, forse più di quanto le nostre risorse permettessero. Oggi tutti portiamo avanti lavori a tempo pieno e il tempo per BrailleFly è necessariamente limitato: abbiamo scelto obiettivi più sostenibili. Non lo abbiamo vissuto come una sconfitta, ma come un passaggio di maturità — essere realistici significa costruire con più onestà e responsabilità.
Oggi: apertura e trasparenza
BrailleFly è il risultato di tutto ciò che abbiamo imparato lungo la strada. Siamo partiti da un’intuizione, abbiamo cambiato direzione più volte e ridimensionato aspettative e tempi. Oggi i nostri pilastri non sono solo ideali, ma modi di lavorare: accessibilità concreta, perché la tecnologia deve essere utile e alla portata di tutti; ascolto, perché le nostre guide nascono dalle domande e dai problemi reali delle persone, non da ciò che pensiamo noi di dover spiegare; community, perché sentirsi parte di qualcosa cambia il modo in cui si affronta il mondo.
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